I geni del passato erano brillanti, estroversi, curiosi, tormentati e dotati di una fantasia fanciullesca.
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L’arte, questa sconosciuta.

Per sintetizzare al massimo, potremmo affermare che l’arte sia tutto ciò che, nato dall’attività umana, si traduce in creatività ed espressione estetica. Il tutto, ovviamente, ben condito da tecnica, studio e una capacità innata di dominare gli strumenti del mestiere.


Consentitemi un piccolo dubbio sull’arte contemporanea

Ora mi chiedo: com’è possibile che il termine ARTE sia diventato così inflazionato da essere appiccicato su qualsiasi cosa ci venga propinata? Sono d’accordo che La musica è arte, la pittura è arte, la letteratura è arte, ecc… ma poi, d’un tratto, anche la cucina è arte, la floricoltura è arte, l’abbigliamento è arte, l’automobilismo è arte e lo sport è arte? Per non parlare del porno: lì c’è “arte” a non finire secondo molti esperti! E per concludere in bellezza, pure le ceramiche del cesso ,sono diventate arte allo stato puro grazie a qualche nome illustre.

Consentitemi un piccolo dubbio su quel sottile confine che delimita l’arte vera dalla porcheria e dalla mistificazione che ci viene propinata quotidianamente. Dove posso trovare quindi la stele di Rosetta per tradurre il presunto messaggio artistico nascosto dietro ogni banalità?

Chi mi conosce sa che sono prevenuto su tutto (a volte persino su me stesso) e difficilmente definisco “artistico” un oggetto solo perché piace a milioni di persone.

Voi siete indifferenti a questa deriva, o vi assale lo stesso dubbio ogni volta che sentite la fatidica frase: «Questa è arte!»?

Cosa ne pensate del fatto che oggi un Pinco Pallino qualsiasi va a dormire come noi e si risvegli la mattina convertito in “artista”?

È mai possibile poi, che ogni assurdità venga legittimata dal primo ciarlatano che alza la voce?

Beh, se la risposta è sì, vi prego: ibernatemi subito e risvegliatemi tra mille anni, quando l’umanità avrà ritrovato la ragione.

Prima del mio sonno criogenico, voglio condividere con voi questo sproloquio, ponendovi tre semplici quesiti:

  • Voi mettereste mai in camera da letto un vecchio copertone d’automobile recuperato in discarica?
  • Vi sognereste mai di mettere in bella mostra sulla mensola del salotto il tubo a gomito dello scarico del vostro wc?
  • Da zero a dieci, quanto vi renderebbe felici appendere sopra la testiera del letto una tela dipinta con un getto d’urina?

Amici, il mercato di questi “ammennicoli artistici” è in netta crescita e le proposte, complice il web, si moltiplicano ogni giorno. Ma se non siete voi a comprarli, chi è che finanzia questa “arte” borderline?

La crisi nell’arte: tecnica, ingegno, sofferenza e furbizia

La crisi non è altro che un’astratta figura antropomorfa, additata da tutti come la causa immemore di ogni male (ipotesi di cui non sono affatto convinto).

Pare sia l’indiziata principale della sofferenza che affligge il settore artistico dagli anni Novanta a oggi. Ma stanno davvero così le cose? O forse la crisi non c’entra nulla e la colpa è dei sedicenti artisti contemporanei, decisamente meno credibili dei loro predecessori?

I geni del passato erano brillanti, estroversi, curiosi, tormentati e dotati di una fantasia fanciullesca. Rappresentano un punto fermo nello spazio e nel tempo per chiunque decida di dedicarsi anima e corpo a questo settore.

Spesso erano personaggi anonimi e asociali, afflitti da miseria nera, sofferenze fisiche e umiliazioni personali. Eppure, nulla ha impedito loro di esternare la propria anima, trasformandola da concetto astratto in qualcosa di tangibile che potessimo ammirare per sempre.

Oggi la musica è cambiata. L’artista del Duemila si crea a tavolino, con il marketing e lo studio dei target di consumo, esattamente come si progetta una nuova salsa da supermercato.

Viviamo in un’epoca social di innovazione continua, in cui ci stiamo abituando a ricevere stimoli in modo passivo, perdendo il gusto per la ricerca, lo studio della tecnica e l’estro attivo. Ad aggravare la situazione ci pensano i cosiddetti talent scout, che nel mercato globale cercano personaggi strani, assurdi, ridicoli al limite del grottesco, solo per compiacere una fetta di pubblico che ama i casi umani.

È mai possibile che la gente preferisca uno che dipinge sputando il colore dalla bocca a un maestro che usa il pennello come se fosse l’estensione del proprio braccio? Tutto questo solo perché fa più spettacolo? Siamo alla frutta, o sono io che la vedo troppo nera?

Quando il meccanismo si è inceppato?

Anni fa, mercanti d’arte e agenti si sono trovati improvvisamente a corto di vere novità da introdurre nel panorama mondiale. Per sopravvivere, hanno convinto i critici (che non avevano più nessuno da recensire) a riadattare la definizione della parola “artista” in base alle convenienze del momento. In pratica, hanno avuto la geniale intuizione di girare la frittata al contrario: chi fino al giorno prima veniva definito scadente, incapace e approssimativo, è diventato improvvisamente un genio incompreso nella sua “specialità”. Così facendo, hanno regalato la patente di artista al primo Pinco Pallino di passaggio.

La top 5 degli orrori contemporanei (ovvero: ciò che tutti vorremmo in salotto)

Girano per gallerie internazionali, fiere e congressi mostrando al mondo la loro presunta bravura. Ecco la fauna che popola il mercato:

  • I minimalisti del vuoto: Geni che presentano tele completamente bianche con un cartellino a lato intitolato “Il Bianco”. E grazie al cazzo, dico io! Come si fa a non esclamare «Wow!» di fronte a tanta fatica, sudore e sangue versato nello studio dell’arte?
  • I monocromatici seriali: Quelli che propongono opere tutte rosse, tutte blu o tutte gialle, battezzandole pomposamente come “Il mio periodo Rosso”, “Il mio periodo Blu”, “Il mio periodo Giallo”. Cavoli, ad averci pensato prima!
  • I professionisti del patchwork: Signori che incollano stoffe a caso su una tela, schizzandoci sopra vernice acrilica in modo totalmente casuale. Se ci penso bene, in seconda asilo mia figlia era sulla buona strada per diventare un’artista affermata.
  • I maghi dell’urina: Alchimisti del buon gusto che esibiscono tele profumate di pipì. Avete capito bene: caricano una siringa miscelando i colori con la propria urina e spruzzano il tutto a caso. Opere da migliaia di euro. In questo caso, lasciatemelo dire, non ci hanno messo l’anima, ma solo i reni.
  • Gli chef della domenica: Artisti che espongono tovaglie sporche di sugo, caffè e intrugli vari, incorniciate come capolavori. Non vorrei ripetermi, ma mia figlia da piccola dipingeva la tovaglia nello stesso identico modo a ogni pranzo.

Questi sono solo alcuni degli esempi più eclatanti, ma ce ne sarebbero abbastanza per riempire dieci volte il Louvre. E la stessa identica deriva si riscontra nella fotografia, nella musica, nella moda e nel cinema.

Signori, mi spiace dirlo, ma io ne ho le scatole piene di queste ignobili cazzate spacciate per arte contemporanea. Queste bislaccherie offendono la mia intelligenza e spero anche la vostra. Mi auguro che, se mai qualcuno dovesse propinarvi a caro prezzo una tovaglia sporca di sugo ben incorniciata, abbiate almeno la decenza di chiedere lo sconto per le macchie.