Cos’è la Tecnica della Scomposizione della Luce
La Tecnica scoperta da Mario Nicorelli
Non dobbiamo confondere la “tecnica” con l’”arte”, poiché si tratta di due astrazioni distinte. La tecnica è lo strumento operativo che permette l’atto creativo; l’arte è il risultato estetico e concettuale al quale si giunge proprio per mezzo di quella tecnica.

L’idea alla base di tutto
L’idea di base della “Scomposizione della luce” applicata all’arte figurativa dall’artista Mario Nicorelli affonda le sue radici storiche e scientifiche negli studi ottici di Isaac Newton sul prisma e sullo spettro visibile, uniti alle successive scoperte sulle onde elettromagnetiche. Applicare questo principio alla materia è un processo affascinante: una superficie metallica, quando viene trattata termicamente in modo controllato, subisce una trasformazione chimico-fisica superficiale. Il calore non altera semplicemente lo stato fisico del metallo in senso macroscopico, ma ne provoca l’ossidazione. Sulla lastra si forma uno strato microscopico di ossido (film sottile) che interagisce con le onde elettromagnetiche della luce incidente.
Attraverso il fenomeno fisico dell’interferenza ottica, alcune lunghezze d’onda dello spettro luminoso vengono assorbite, mentre altre vengono riflesse verso i nostri occhi. In parole semplici, se inizialmente la lastra si presentava del classico color rame lucido, l’azione del calore fa apparire tonalità che spaziano dal rosso al giallo, dal magenta al verde, senza che sia stato applicato alcun colorante.
Come si applica la tecnica della Scomposizione della Luce all’arte
Così illustrato, a molti di voi questo procedimento può sembrare tutto tranne che un metodo per realizzare arte figurativa. Qualcuno potrebbe iniziare a fantasticare, immaginando un forzuto fabbro intento a disegnare paesaggi e ritratti dettagliati su lastre d’acciaio muovendo una potente fiamma ossidrica. In realtà, le cose non stanno affatto così.
Non servono né officine metallurgiche né fiamme ad altissima temperatura: per sperimentare questa tecnica è sufficiente il calore controllato che possiamo generare anche in un ambiente domestico attraverso comuni elementi riscaldanti, come fornelli a gas o forni elettrici.
Quando pensiamo alle tecniche artistiche tradizionali, la mente corre subito a sostanze e leganti come l’olio, l’acquerello, la cera o l’acrilico. Si tratta di materie e pigmenti fisici che l’essere umano impiega da millenni per realizzare dipinti, affreschi o collage. La scomposizione della luce si muove in una direzione opposta: senza utilizzare alcun tipo di pigmento estraneo, ci permette di raffigurare qualsiasi soggetto unicamente modulando il calore su una lastra di rame purissimo.
Perché si usa proprio il rame? Dal punto di vista chimico, il rame è un metallo d’elezione poiché reagisce all’ossidazione termica a temperature relativamente basse e accessibili, mostrando una gamma cromatica eccezionalmente nitida e prevedibile. Ricapitolando: partendo dal presupposto che la tavolozza non contiene colori fisici, l’artista si trova a dover realizzare un ritratto, un paesaggio o una complessa veduta di Venezia utilizzando solo le variazioni termiche per guidare la rifrazione della luce sulla materia. Una sfida che ridefinisce il concetto stesso di pittura.
Come procedere con la tecnica della Scomposizione della luce
Vi è mai capitato di scaldare sul fornello di casa una pentola di acciaio o di rame vuota, senza acqua o cibo all’interno? Se ci avete fatto caso, sulla sua superficie iniziano ad apparire degli aloni colorati e concentrici. Questi aloni diventano più estesi e cambiano tonalità man mano che il metallo resta esposto al fuoco. È un fenomeno visibile comunemente anche sui collettori di scarico e sulle marmitte delle moto, oppure sui tubi metallici degli impianti termici industriali soggetti a forti sollecitazioni di temperatura.
Ora che il fenomeno vi è familiare, provate a immaginare l’applicazione artistica: scaldate una lastra di rame e, nel momento esatto in cui emergono quegli aloni, tentate di dare forma a un’immagine, a un disegno o a una grafica coerente. Ricordate la regola fondamentale: nessun pigmento, nessuna vernice e nessun elemento estraneo deve toccare il metallo.
Prima di pensare che sia un gioco da ragazzi, vi invito a riflettere sulla reale complessità della tecnica. Come si fa a far apparire il colore rosso esattamente confinato sulle linee di un tetto? Come si fa a generare il verde proprio dove cresce l’erba, il giallo sulle foglie, il blu nel cielo o il magenta sulle pareti di un edificio? Prima di iniziare, la vera domanda da porsi è: come posso governare il calore in modo così millimetrico da far emergere lo spettro di colore desiderato proprio nel punto esatto della superficie per comporre un’immagine realistica?
Prima di svelare i segreti operativi, è giusto lasciare alle persone il tempo di confrontarsi con questo straordinario meccanismo, sperimentando in prima persona le reazioni del metallo.
Nozioni scientifiche e tecniche di base
Per comprendere a fondo la Scomposizione della Luce, è necessario fissare alcuni punti chiave fondamentali:
LL’intervallo termico: La temperatura di cottura per il trattamento del rame varia indicativamente dai 120°C ai 320°C.
La progressione cromatica: Ogni specifica tonalità corrisponde a un preciso spessore nanometrico dell’ossido, legato alla temperatura raggiunta. Se si supera quella soglia termica, il film di ossido si ispessisce ulteriormente, passando inevitabilmente alla sfumatura successiva della scala cromatica.
L’effetto cumulativo del calore: Ogni volta che la lastra viene sottoposta a una nuova cottura generale, tutti i colori già presenti sulla superficie evolvono e scalano verso la tonalità successiva.
Le cotture differenziate: Per ottenere tinte diverse e contrastanti in punti adiacenti (ad esempio, il magenta in un punto e il verde in un altro), la lastra deve essere lavorata per gradi, applicando il calore in modo selettivo o localizzato attraverso passaggi termici successivi.
Il punto di non ritorno: Il verde rappresenta lo stadio cromatico finale raggiungibile prima che l’ossidazione diventi distruttiva. Superata la temperatura del verde, lo strato di ossido diventa troppo spesso e instabile; la lastra sviluppa una patina scura e opaca (ossido rameico) che compromette la riflettanza della luce, uno stadio dal quale non è più possibile tornare indietro per via termica.
Il ripristino tramite soluzione acida: Per azzerare il processo o per ripulire selettivamente una porzione della lastra riportandola allo stato nativo del color rame, si utilizza una soluzione acida controllata. L’acido dissolve chimicamente lo strato di ossido superficiale senza intaccare il metallo sottostante, che torna a mostrare il suo colore originario. Le parti protette o non bagnate dall’acido manterranno inalterati i colori strutturali ottenuti con le cotture precedenti. (di base lo fate tutti usando prodotti per la pulizia a casa del vostro rame, quello anche se molto meno efficace è quanto si fa con prodotti chimici studiati per questa tecnica)
La tecnica con retinatura UV: Per trasferire sulla lastra un’immagine ad alta fedeltà, si ricorre alla tecnica della retinatura tramite raggi UV. Si realizza un negativo fotografico retinato su un supporto di acetato trasparente, che funge da maschera di schermatura. La lastra, trattata con un materiale fotosensibile (fotoresist), viene esposta ai raggi ultravioletti per un tempo ben studiato. Le aree colpite dalla luce UV definiranno i confini microscopici della reazione chimica, permettendo al calore di agire e far virare il colore del metallo solo dove previsto dal disegno, garantendo una precisione fotografica.
Esempi di opere.
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